Lino Schena presenta “La Via dei Grigioni” (Martedì 7 luglio ore 16)
MARTEDÌ 7 LUGLIO ALLE ORE 16:00 Aula sociale e digitale di Vertova in via Cardinal G. Gusmini, 9. Ingresso libero con preiscrizioni. aula.sociale.e.digitale.vertova@gmail.com
LA VIA DEI GRIGIONI– video di min. 64 con musica e commento. Qualità Full HD 1920×1080, formato 16×9. (Foto nel testo seguente di Lino Schena)
In epoca medievale, i collegamenti della Valle Brembana con Bergamo, ma anche con la Valtellina e quindi con i Grigioni, erano poco più che sentieri, ma, verso la fine del XVI secolo, Alvise Priuli, Podestà e Capitano di Bergamo per conto di Venezia (che a quel tempo controllava il territorio delle valli bergamasche) diede inizio alla costruzione di una nuova strada, che risaliva il fondovalle brembano a partire da Bergamo e si collegava con Morbegno attraverso il Passo San Marco: è la strada che in seguito sarà conosciuta come Via Priula.

Si trattava di un itinerario strategico, volto in primo luogo a costituire una conveniente alternativa per i commerci con il nord rispetto alla via d’acqua del lago di Como, quest’ultima forse più economica e facile da percorrere, ma sotto il dominio del Ducato di Milano e quindi degli spagnoli, che imponevano pesanti dazi alle merci.
Perciò la nuova strada serviva non solo a incamerare gli introiti doganali dovuti da chi la percorreva con merci, ma anche a stabilire nuovi rapporti con i Grigioni, che controllavano la Valtellina e a mantenere con essi relazioni di buon vicinato.
Inoltre, la strada poteva anche servire a Venezia per far affluire rapidamente truppe mercenarie dal Nord Europa per le sue costanti esigenze di lotta contro l’Impero Ottomano… per contro, in caso di invasione, la Priula poteva essere bloccata e interrotta in molti luoghi facilmente difendibili.

Di fatto, alla fine del 1500, la Via Priula soppiantò la Via Mercatorum che, stante la nuova situazione creatasi, non aveva più ragione di esistere, questo determinò la rapida decadenza e quindi la rovina dei fiorenti centri raccordati da quella strada a mezza costa, ormai tagliati fuori dal grosso flusso di merci che invece correva nel fondovalle.
Trecento anni dopo, la fine del 1800 segnò anche la fine della Via Priula: l’avvento di nuove strade adatte ai carri e poi ai mezzi a motore, insieme alla costruzione di una nuova carrozzabile che valicava con pendenza moderata il Passo San Marco, tolse interesse a una via concepita per i trasporti a dorso di mulo, per cui lentamente cadde in disuso e, in alcuni tratti; fu addirittura cancellata dal sovrapporsi della nuova viabilità.

Oggi, dell’antica via verso la Svizzera, rimangono intatti pochi segmenti, altri sono stati recuperati e rimessi in ordine per la nuova sensibilità storica che da un po’ di tempo sta venendo avanti anche da noi, anche se tutto avviene solo a maggior gloria di un certo business turistico. Al termine della sua costruzione, la Via Priula terminava a Morbegno, ma gli incessanti commerci con i Grigioni (Svizzera) avevano già in precedenza dato vita a diversi itinerari alpini, tra i quali, quello che ci interessa: la Via Spluga che, prendendo inizio da Chiavenna, risaliva la Val San Giacomo (o Valle Spluga) fino allo spartiacque del Passo Spluga, per poi scendere su Splügen e proseguire per Thusis e Coira.
Riscoprire quel che è rimasto di questi antichi itinerari, ora finalmente riconosciuti come patrimonio storico, valorizzati ed anche, in parte, restaurati, è – in primis – un’operazione culturale e non solo un sano esercizio fisico, anche se di fisico ci si lascia molto su queste vecchie mulattiere se si vuole rimanere entro tempi di percorrenza ragionevoli.
Noi abbiamo pensato di risolvere il problema con dodici giorni di cammino, stabilendo le tappe con soste quasi obbligate, in base alla recettività alberghiera esistente sul tracciato.
VI ASPETTIAMO in Via Cardinal G. Gusmini 9 a Vertova