Passo dopo passo attraverso le Alpi “La Via Rezia (in antico Via Raetia)”

MARTEDÌ 14 LUGLIO ALLE ORE 16:00 Aula sociale e digitale di Vertova in via Cardinal G. Gusmini, 9. Ingresso libero con preiscrizioni. aula.sociale.e.digitale.vertova@gmail.com

LA VIA REZIA (2017)video min. 64 con musica e commento. Codec H.264, qualità Full HD 1920×1080, formato 16×9. (Nell’articolo foto di Lino Schena)

Quante volte in passato, nei miei numerosi trascorsi nella bassa Valtellina, ho buttato l’occhio sui soleggiati pendii del versante rètico della valle che, tra boschi e vigneti, sembravano nascondere una sequela di antichi borghi ancora così tenacemente aggrappati alla montagna.

Per avere una visione complessiva della valle bisogna per forza percorrere questa infinita costiera camminando lungo la sua mezza costa e prendere così contatto con le case in pietra, le stradine acciottolate e le piccole piazzette della vecchia Valtellina che, lontane dal caotico fondovalle, segnano ancora le contrade e i paesini della Costiera dei Cèch e la Via dei Terrazzamenti, che poi immette nell’ultima parte del Sentiero Valtellina.

Partendo da Morbegno, ci trasferiamo a Dubino, all’inizio della valle, camminando lungo la Valeriana, la vecchia strada ormai declassata che, in una quindicina di chilometri, unisce i due centri del fondovalle passando per tutti i paesini minori. Poi cominciamo la risalita per guadagnare la mezza costa del versante rètico, quello che è comunemente noto come Costiera dei Cèch e che, infine, ci riconduce ancora a Morbegno in circa diciotto chilometri tra mulattiere, strade e boschi. Qui, riprendiamo il nostro itinerario, lungo il versante rètico seguendo le precise, indicazioni che marcano il recente tracciato della Via dei Terrazzamenti, che unisce una fitta schiera di borghi e paesi, anche di una certa importanza, lungo la mezza costa che va da Morbegno a Tirano per circa settanta chilometri di sviluppo.

La terza parte del cammino ci permette di raggiungere Bormio seguendo gli ultimi quaranta chilometri della recente pista ciclabile del Sentiero Valtellina, tracciata, questa, tutta nel fondovalle e che, a differenza degli altri due itinerari, tende a girare al largo dai centri abitati.

La Valtellina ha molto da offrire, ho notato lo sforzo fatto in questi ultimi anni per dotarla di adeguate strutture ricettive e di nuovi itinerari che si possano percorrere a piedi o in bicicletta, perché l’avvenire turistico della valle si giocherà sullo sviluppo in senso escursionistico anche dei piccoli borghi a mezza costa, al presente ancora tagliati fuori dai grandi flussi della Valtellina.

https://it.wikipedia.org/wiki/Rezia

Passo dopo passo attraverso le Alpi

Lino Schena presenta “La Via dei Grigioni” (Martedì 7 luglio ore 16)

MARTEDÌ 7 LUGLIO ALLE ORE 16:00 Aula sociale e digitale di Vertova in via Cardinal G. Gusmini, 9. Ingresso libero con preiscrizioni. aula.sociale.e.digitale.vertova@gmail.com

LA VIA DEI GRIGIONIvideo di min. 64 con musica e commento. Qualità Full HD 1920×1080, formato 16×9. (Foto nel testo seguente di Lino Schena)

In epoca medievale, i collegamenti della Valle Brembana con Bergamo, ma anche con la Valtellina e quindi con i Grigioni, erano poco più che sentieri, ma, verso la fine del XVI secolo, Alvise Priuli, Podestà e Capitano di Bergamo per conto di Venezia (che a quel tempo controllava il territorio delle valli bergamasche) diede inizio alla costruzione di una nuova strada, che risaliva il fondovalle brembano a partire da Bergamo e si collegava con Morbegno attraverso il Passo San Marco: è la strada che in seguito sarà conosciuta come Via Priula.

Si trattava di un itinerario strategico, volto in primo luogo a costituire una conveniente alternativa per i commerci con il nord rispetto alla via d’acqua del lago di Como, quest’ultima forse più economica e facile da percorrere, ma sotto il dominio del Ducato di Milano e quindi degli spagnoli, che imponevano pesanti dazi alle merci.

Perciò la nuova strada serviva non solo a incamerare gli introiti doganali dovuti da chi la percorreva con merci, ma anche a stabilire nuovi rapporti con i Grigioni, che controllavano la Valtellina e a mantenere con essi relazioni di buon vicinato.

Inoltre, la strada poteva anche servire a Venezia per far affluire rapidamente truppe mercenarie dal Nord Europa per le sue costanti esigenze di lotta contro l’Impero Ottomano… per contro, in caso di invasione, la Priula poteva essere bloccata e interrotta in molti luoghi facilmente difendibili.

Di fatto, alla fine del 1500, la Via Priula soppiantò la Via Mercatorum che, stante la nuova situazione creatasi, non aveva più ragione di esistere, questo determinò la rapida decadenza e quindi la rovina dei fiorenti centri raccordati da quella strada a mezza costa, ormai tagliati fuori dal grosso flusso di merci che invece correva nel fondovalle.

Trecento anni dopo, la fine del 1800 segnò anche la fine della Via Priula: l’avvento di nuove strade adatte ai carri e poi ai mezzi a motore, insieme alla costruzione di una nuova carrozzabile che valicava con pendenza moderata il Passo San Marco, tolse interesse a una via concepita per i trasporti a dorso di mulo, per cui lentamente cadde in disuso e, in alcuni tratti; fu addirittura cancellata dal sovrapporsi della nuova viabilità.

Oggi, dell’antica via verso la Svizzera, rimangono intatti pochi segmenti, altri sono stati recuperati e rimessi in ordine per la nuova sensibilità storica che da un po’ di tempo sta venendo avanti anche da noi, anche se tutto avviene solo a maggior gloria di un certo business turistico. Al termine della sua costruzione, la Via Priula terminava a Morbegno, ma gli incessanti commerci con i Grigioni (Svizzera) avevano già in precedenza dato vita a diversi itinerari alpini, tra i quali, quello che ci interessa: la Via Spluga che, prendendo inizio da Chiavenna, risaliva la Val San Giacomo (o Valle Spluga) fino allo spartiacque del Passo Spluga, per poi scendere su Splügen e proseguire per Thusis e Coira.

Riscoprire quel che è rimasto di questi antichi itinerari, ora finalmente riconosciuti come patrimonio storico, valorizzati ed anche, in parte, restaurati, è – in primis – un’operazione culturale e non solo un sano esercizio fisico, anche se di fisico ci si lascia molto su queste vecchie mulattiere se si vuole rimanere entro tempi di percorrenza ragionevoli.

Noi abbiamo pensato di risolvere il problema con dodici giorni di cammino, stabilendo le tappe con soste quasi obbligate, in base alla recettività alberghiera esistente sul tracciato.

VI ASPETTIAMO in Via Cardinal G. Gusmini 9 a Vertova